Category: Italy

Italy storms: Two families killed in Sicily house

The flooded house where the tragedy occurred

Two families have been wiped out in Italy after a river burst its banks submerging their house in Sicily.

Nine people died in the incident in Casteldaccia – from children aged one, three and 15 to their grandparents. Only three people who were outside the house at the time survived.

Three other people died when their cars were swept away elsewhere in Sicily.

Days of heavy rain and winds have killed at least 17 other people in Italy, mainly in the north and west.

Some of the worst damage was to roads around Belluno in the northern Veneto region, after days of storms had dislodged mud, rocks and water.

Six regions remain under alert – from Veneto to Sicily and Sardinia in the south.

The tragedy in Casteldaccia occurred overnight on Saturday.

"La Prima sinfonia di Beethoven: principio di una rivoluzione romantica in un mondo classico" scritto da Giovann...

Giovanni Panella

 
La Prima sinfonia di Beethoven: principio di una rivoluzione romantica in un mondo classico.”
Scritto da Giovanni Panella
 La sinfonia in Do maggiore Op. 21 è la prima delle nove sinfonie composte dal celebre compositore tedesco.
Beethoven si avvicinò a questo genere musicale relativamente tardi (a 29 anni circa) rispetto alla media dei suoi contemporanei. Si deve probabilmente a questa maggiore maturità un tipo di approccio più indipendente e uno stile che, sebbene ancora in parte risenta delle consuetudini del tempo, appare già maturo e apre già le porte a un nuovo percorso di sviluppo di questo genere musicale.
La “sinfonia” dopo Beethoven non sarà più la stessa.
Beethoven infatti inizia già da questo suo primo lavoro una costante e inesorabile “forzatura dall’interno” delle forme e delle peculiarità della sinfonia.
Questa sinfonia infatti rappresenta già una piccola rivoluzione: una specie di “cambio di direzione” rispetto alle convenzioni del classicismo.
La rivoluzione generata da questa prima sinfonia si tende in genere a sottovalutare a un ascolto odierno.
Questo dipende sia dalla tendenza a esecuzioni uniformi della triade Haydn, Mozart, Beethoven da parte degli attuali direttori d’orchestra, sia dal fatto che all’orecchio moderno Beethoven suona come “classico”, abituato come siamo all’ascolto di autori romantici, di fine ‘800 e del ‘900. Ma se questa sinfonia viene comparata a opere ad essa contemporanee, analizzando la partitura con attenzione, ci si rende conto di quanto quest’opera rappresenti un punto di svolta verso un percorso che porterà fino alla celebre Nona Sinfonia, influenzando generazioni di compositori in avvenire.
 
Analizzando questa partitura “rivoluzionaria” ci si rende conto che Beethoven non cambia radicalmente, ma “spinge” dall’interno la struttura della Sinfonia. Le sue successioni armoniche sono ben lungi dall’essere innovative, sebbene estremamente efficaci, i suoi “temi” musicali sono piuttosto semplici e lontani dalle grandi frasi cantabili di Haydn e Mozart.
Ma in questa musica tutto questo non è uno svantaggio o un demerito ma diventa piuttosto una cifra stilistica, un modo di creare e utilizzare il materiale musicale, di svilupparlo, di utilizzarlo al massimo delle possibilità offerte.
 
Nella composizione della sua Prima sinfonia quindi Beethoven è ancora piuttosto legato alla tradizione, anche se quest’ultima viene trattata piuttosto come un oggetto da demolire e ricostruire, mantenendo ad esempio la prassi di una struttura Adagio-Allegro nel primo movimento, così come l’adozione del Minuetto (sebbene, come vedremo, sia un minuetto solo nel titolo), utilizzando queste forme come “contenitori” per un nuovo messaggio; l’Adagio molto del primo movimento inizia con un’armonia piuttosto instabile, una settima di dominante sul primo grado (accordo che di solito, per la sensazione di movimento che trasmette non si utilizza sul primo grado – che di solito è statico, soprattutto se questo primo grado è anche il primo accordo della Sinfonia!). In generale lo sviluppo armonico di questa introduzione tende a celare la tonalità di impianto della sinfonia, rimandando e mantenendo sempre in sospensione lo sviluppo armonico fino all’Allegro con brio, dove per la prima volta si ascolta il Do maggiore in stato fondamentale e in una posizione di forza.
 
Questa ambiguità viene anche assecondata dall’orchestrazione e dalle dinamiche orchestrali: Fortepiano, pizzicati, crescendo con piano improvvisi.
Per una efficace comparazione pensiamo per esempio alla Sinfonia N° 104 London di F.J. Haydn con la sua introduzione armonicamente e dinamicamente ben definita e chiara, seppur nella sua ambivalenza Re maggiore/Re minore e ai suoi chiaroscuri dinamici.
Uno sviluppo del materiale musicale molto diverso a solo pochi anni di distanza.
Il primo tema è molto deciso, marcato, netto. L’uso particolare degli “sforzando” – che da qui in avanti lo contraddistinguerà – marcano il fraseggio, nella fattispecie la direzione delle frasi, gli “accenti” dinamici, ritmici: un nuovo modo di fraseggiare grazie all’utilizzo personalissimo di questo segno musicale.
Il secondo tema, meno marcato, viene diviso e distribuito tra vari strumenti, prima legni, poi archi.
Nello sviluppo verrà utilizzato prevalentemente materiale del primo tema, con modulazioni, imitazioni e reiterazioni di piccoli frammenti tematici.
Il secondo movimento, forse il più convenzionale dei quattro, è in 3/8, un Andante cantabile molto anch’esso in forma sonata (tripartita).
Nel terzo movimento si evince tutta la volontà di Beethoven di “forzare la scatola strutturale” della Sinfonia. Il Minuetto era l’elemento “alla moda” delle sinfonie, l’elemento cortigiano che spesso veniva utilizzato nelle feste, e del minuetto conserva la struttura con le varie ripetizioni, trio etc., ma l’indicazione agogica Allegro molto e vivace non ne permetterebbe di certo il ballo e di fatto ne fa praticamente uno scherzo, con i suoi estremi contrasti dinamici, gli sforzando e il polso “in uno”. Successivamente, dalla Seconda alla Nona sinfonia lo scherzo sostituirà definitivamente il minuetto. L’unica eccezione al riguardo sarà rappresentata dall’Ottava, nella quale Beethoven tornerà a comporre un vero e proprio minuetto, l’unico vero minuetto inserito dal compositore nelle sue sinfonie. Bisogna notare che al momento della stesura dell’Ottava l’utilizzo dello Scherzo in favore del Minuetto era ormai consolidato, quindi a quel punto il Minuetto dell’Ottava creava un’eccezione.
Il quarto movimento è, nella forma, quanto di più classico ci sia: una struttura “Adagio-Allegro” in forma sonata. Fin dalle sue prime battute, però, se ne coglie l’ironia e la derisione nei confronti delle convenzioni. Al contrario del primo movimento, infatti, il quarto inizia con una “corona” in fortissimo, con unisoni e ottave (quasi uno strizzare l’occhio alle vecchie abitudini). Subito dopo comincia a formarsi una scala, la quale ascende in altezza e in dinamica, sino a completarsi (con una implicita settima di dominante) con una successiva corona, questa volta in pianissimo.
Le articolazioni e le dinamiche che Beethoven indica per l’esecuzione di questa scala ne marcano il carattere ironico, così come il piano e il pianissimo finale. Da questa dinamica (pp), l’Allegro molto e vivace apre le porte all’esposizione del quarto movimento e a tutto il suo sviluppo in forma sonata.
 
Già da questa sua prima sinfonia Beethoven mette in chiaro quale sarà la sua cifra stilistica, fatta di provocazioni, di anticonvenzionalità (per l’epoca) ma anche e soprattutto, è il caso di dirlo, di autentiche perle musicali di rara bellezza.
Non si parla di “Bellezza” intesa come gusto personale, quanto piuttosto di un criterio estetico universale e oggettivo fatto di equilibrio, sapienza, proporzione, conoscenza del materiale sonoro intriso anche di quel sano e antico “artigianato musicale” che alla fine segna la differenza tra un compositore comune, un grande compositore.
 
Sicuramente Beethoven, che senza dubbio è contemplato nella seconda di queste categorie, già compone la sua Prima sinfonia come un fulgido esempio di “Bellezza” che non impallidisce con il passare del tempo anche se, forse, per comprenderne la grandezza, sarebbe necessario calarsi maggiormente nell’estetica del suo tempo, ma con intelligenza e rispetto più che con cieca filologia. Questo è un invito rivolto soprattutto agli interpreti (musicisti e direttori) che hanno il sacro compito di interpretare il segno della partitura cercando di trasmettere nel migliore dei modi il messaggio originario del compositore, pur sapendo che si tratta dell’interpretazione di un codice musicale.
 
 
Giovanni Panella
 
Buenos Aires,  17/04/2018